
La proposta di dazi statunitensi sui vascelli collegati alla Cina potrebbe provocare significative perturbazioni nelle operazioni di spedizione globali, con conseguenti aumenti delle tariffe di trasporto, congestione portuale e ritardi nelle consegne
Secondo un’analisi Coface, queste misure rischiano di aggravare le pressioni inflazionistiche in un contesto già caratterizzato da tensioni geopolitiche
Parigi, 31 marzo 2025 - Misure protezionistiche USA con ripercussioni globali La proposta del Rappresentante del Commercio degli Stati Uniti (USTR) prevede dazi fino a 1 milione di dollari per vascello cinese e fino a 1,5 milioni per vettori non cinesi che operano con navi costruite in Cina. Si applicherebbe anche una serie di tasse equivalenti per operatori con ordini in sospeso da cantieri navali cinesi da consegnare nei prossimi due anni. Secondo le stime di Drewry, queste misure interesserebbero circa l’80% delle navi portacontainer che entrano nei porti statunitensi. L’impatto sarebbe particolarmente severo per il colosso cinese Cosco, ma anche per operatori internazionali come MSC e Hapag-Lloyd, che hanno rispettivamente più del 20% e del 50% della loro flotta costruita in Cina.
La proposta include anche quote crescenti per l’utilizzo di navi battenti bandiera americana e costruite negli USA per le esportazioni statunitensi: dall’1% fino al 15% per le navi battenti bandiera USA, e dal 3% al 5% per le navi costruite in America nei prossimi sette anni.
Ripercussioni economiche e commerciali I vettori marittimi potrebbero trasferire i costi aggiuntivi ai clienti, determinando un aumento delle tariffe di trasporto sulle rotte commerciali statunitensi. Per mitigare l’impatto dei dazi, potrebbero anche ridurre il numero di scali nei porti americani, favorendo i principali hub. Questo scenario creerebbe congestione nei porti maggiori, indebolendo al contempo l’attività in quelli intermedi, con potenziali effetti negativi sull’occupazione locale. L’opzione di reindirizzare le spedizioni verso porti messicani o canadesi appare poco attraente, considerando la minaccia di una generalizzazione del dazio del 25% sulle merci provenienti da entrambi i paesi a partire dal 2 aprile 2025. Dato il ruolo significativo degli Stati Uniti nel commercio globale (13% delle importazioni e 8,5% delle esportazioni mondiali), e le limitazioni di capacità dovute alle deviazioni del Canale di Suez, queste misure potrebbero ripercuotersi sui mercati globali, mantenendo le tariffe di trasporto containerizzato elevate. Sul fronte inflazionistico, l’aumento delle tariffe di trasporto potrebbe accentuare le pressioni sui prezzi delle merci importate ed esportate, mentre gli esportatori statunitensi, già colpiti dalle tensioni con la Cina, potrebbero vedere ulteriormente erosa la loro competitività internazionale.
Dominio cinese e limitata capacità di sostituzione Un’indagine avviata sotto l’ex presidente Joe Biden su richiesta degli United Steelworkers ha rilevato che la Cina ha aumentato la sua quota di tonnellaggio di costruzione navale globale dal 5% nel 1999 a oltre il 50% nel 2024, beneficiando di sussidi statali diretti e di un’industria siderurgica nazionale fortemente supportata dal governo. In parallelo, l’industria cantieristica americana è passata dai 70 vascelli prodotti nel 1975 ai soli 5 attuali, un declino accelerato dalla riduzione della spesa militare e dalla fine del programma di sussidi alla costruzione navale commerciale nel 1981. La capacità produttiva della Cina risulta ora 230 volte superiore a quella statunitense, mentre la Corea del Sud, secondo costruttore mondiale, ha consegnato nel 2024 circa la metà delle navi rispetto alla Cina. Oltre al sostegno statale e all’acciaio economico, la Cina beneficia di una forza lavoro relativamente a basso costo, con spese per il personale circa la metà di quelle sudcoreane e giapponesi.
Ernesto De Martinis, CEO Regione Mediterraneo & Africa Coface, evidenzia: “Quello che sta emergendo dalle proposte dell’amministrazione americana esemplifica perfettamente come le tensioni commerciali possano amplificare le vulnerabilità economiche globali. L’iniziativa USA dimostra che, nonostante i progressi fatti nella globalizzazione delle catene di valore, permangono spinte protezionistiche che possono rapidamente alterare gli equilibri commerciali internazionali. La capacità dei vettori marittimi di assorbire questi costi aggiuntivi sarà cruciale per evitare un ciclo di inflazione e rallentamento della crescita.”
Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia, conclude: “In un panorama globale già caratterizzato da incertezze geopolitiche e sfide nelle supply chain, monitoriamo con particolare attenzione l’evoluzione di queste potenziali misure protezionistiche americane, che avrebbero ripercussioni dirette su molte aziende, anche italiane, operanti nel commercio internazionale. Il nostro impegno è fornire ai nostri clienti analisi dettagliate e strumenti efficaci per orientarsi in questo momento storico complesso, permettendo loro di adattare rapidamente le proprie strategie.“